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Antonio Vigilante
Dovremmo avviare questa discussione domani, 6 febbario, dalle 10.05 alle 11.00. Sarà in linea la mia classe terza, mentre la prossima settimana interverrà anche la quinta.
In quinta abbiamo cominciato una discussione sulla scuola. Non sulla nostra scuola, ma sulla scuola in generale. Su ciò che non va della scuola, per la precisione. Se devo dire la verità, ho parlato soprattutto io. Ho parlato da docente e da ex studente; ho cominciato a spiegare perché a scuola mi sentivo fuori luogo quando ero uno studente del vecchio magistrale, e perché mi sento a disagio ora che sono un docente del liceo delle scienze sociali. Sono cose di cui ho parlato in un libretto che si chiama La barchetta di Virginia, che qualcuno di voi ha letto (chi non lo ha letto può scaricarlo qui). Alla fine di quel libretto provo a dire come vorrei che la scuola fosse. Parlo di una "scuola improbabile", che con ogni probabilità non ci sarà mai.
Vi chiedo ora di fare un duplice sforzo. Il primo è uno sforzo di critica. Criticate la scuola. Ma fatelo in modo radicale, senza limitarvi alle cose superficiali. Non accontentatevi di parlar male dei docenti che sono noiosi e non riescono a suscitare interesse in voi. Andate più a fondo. Il secondo è uno sforzo di proposta. Immaginate una scuola diversa. Anche qui, andate a fondo. Immaginate una scuola radicalmente diversa. Vediamo dove arrivate. Dove arriviamo.
Dopo nove mesi, la mia scuola ha riavuto Internet. Muntu riprende, dunque. Non ringraziamo nessuno, perché per nove mesi non ci è stato possibile lavorare, ed è una cosa grave, che non dovrebbe succedere. Ma non ho voglia di far polemiche. L'importante è che ora si possa lavorare.
Sarei molto felice se, oltre ai singoli che anche in passato hanno partecipato alle nostre discussioni, qualche classe di altre scuole volesse partecipare a Muntu. Forse due classi online nello stesso momento darebbero vita a una discussione un po' difficile da governare, ma si può prender parte alla discussione in momenti diversi; c'è sempre il tempo, poi, per rileggere tutto con calma e mettere ordine nella discussione.
Caro (o, se preferisci, Egregio, Illustre, Onorevolissimo) Babbo Natale,
ti scriviamo per chiedere, con tutta l'umiltà che la cosa esige, il meritato regalo di Natale - dal momento che in questo duemilaesei noi siamo stati più o meno buoni. Certo, qualche pecca la si trova sempre, a voler cercare, ma non abbiamo fatto cose come crocifiggere il professor Vigilante sulla cattedra riprendendo la scena col telefonino e mettendo tutto su internet: di questi tempi, possiamo considerarci virtuosi.
In quanto virtuosi, dovremmo chiederti di portarci, per Natale, un mondo migliore, ma dopo attenta riflessione siamo giunti alla conclusione che sarebbe una richiesta inutile, oltre che ipocrita: ché tutti te lo chiedono, ma ognuno ha una sua idea del mondo migliore, e i ricchi non vorrebbero pagare le tasse e i poveri vorrebbero che i ricchi le pagassero, i pacifisti vorrebbero che non ci fosse più la guerra e quelli che fanno i soldi con la guerra vorrebbero che ci fossero sempre nuove guerre, e così via. Rinunciamo dunque a chiederti un mondo migliore, per avanzare una richiesta più fattibile, diciamo così. Per Natale - o per l'anno nuovo, se non fai in tempo: siamo comprensivi - vorremmo avere nuovamente qui a scuola il collegamento ADSL. Per favore, Babbo, scrivi bene questa cosa: non vogliamo l'ASL (quella ce l'abbiamo già, anche se funziona poco e male), né l'AIDS (di quella faremmo volentieri a meno). Vogliamo l'ADSL. Adiesseelle.
Sappiamo bene che non si usa, Babbo, e che non ci facciamo una gran bella figura, ma avremmo anche una seconda richiesta. Mentre porti a noi l'ADSL (scrivi bene, Babbo, non l'LSD, che non si usa più), non portare nulla di buono a quei cattivoni della Provincia di Foggia, che da maggio ci hanno lasciato così senza Internet. Solo carboni, mi raccomando. Scrivi bene, Babbo: carboni con la minuscola, non quell'altro con la maiuscola, che è un cantante.
Fiduciosi speranzosi animosi, ti salutiamo con qualche raccomandazione: entra a scuola dall'ingresso principale, alrimenti rischi di scassarci l'unica finestra che ancora funziona. Un abbraccio a te ed una carezza alle renne.
Ollallù
A un mese dall'inizio delle lezioni, il nostro Istituto è ancora privo di connessione ad internet. Ma noi continuiamo ad essere fiduciosi.
Ollà
Niente Muntu per un po': il Laboratorio di informatica è attualmente occupato da una classe che non sanno bene dove sistemare; e comunque i computer non hanno internet, perché la Provincia non ha ancora provveduto a pagare l'adsl. Ma noi siamo fiduciosi, eh. O almeno ci proviamo.
I nostri schiavi
Avrete sentito parlare, spero, di un reportage giornalistico pubblicato la settimana scorsa sull'Espresso. Un giornalista, Fabrizio Gatti, ha fatto finta di essere un immigrato clandestino ed è venuto a Foggia a cercare lavoro come raccoglitore di pomodori. Quello che ha documentato ha dello scandaloso: persone costrette a lavorare per ore ed ore con un salario da fame, picchiate se protestavano, letteralmente ridotte in schiavitù. Un rumeno al quale spezzano entrambe le braccia e che, quando va in Questura per denunciare la cosa, viene arrestato perché clandestino. Tutto questo non in qualche lontano paese del terzo mondo, ma nelle nostre campagne. Intanto, la polizia polacca ha diffuso i nomi e le foto di 119 persone scomparse. Erano venuti a cercare lavoro nelle campagne di Foggia. Si ipotizza che siano stati uccisi. Lo scorso mese di agosto è stata scoperto, sempre nelle nostre campagne, un lager nel quale dei lavoratori polacchi venivano costretti a lavorare sotto la minaccia delle armi. La parola "lager" è stata usata dal procuratore nazionale antimafia, per descrivere la situazione scoperta nella provincia di Foggia.
Vorrei sapere se la cosa vi ha in qualche modo colpito; se ne avete parlato tra di voi o in famiglia; se e come pensate che questa situazione si possa risolvere.
Documenti
Il reportage dell'Espresso
Mani sporche, un dossier on-line creato dopo la pubblicazione del reportage dell'Espresso
Quarto anno
Eccoci al quarto anno di Muntu. Spiego ai nuovi e rispiego ai vecchi di che si tratta. Questo è un blog, vale a dire un sito che propone una serie di testi (post) che è possibile commentare. Non è però un blog qualsiasi, ma un Laboratorio didattico. Qui verremo per discutere; io proporrò degli argomenti e voi direte la vostra attraverso i commenti. Gli argomenti di discussione rientreranno in una di queste quattro categorie: a) argomenti di scienze sociali; b) argomenti filosofici (se, come lo scorso anno, useremo questo blog durante le compresenze di filosofia e scienze sociali); c) questioni emerse in classe, sulle quali voglio indurvi a riflettere con maggiore attenzione; d) questioni di attualità.
Le discussioni non serviranno a distribuire la ragione e il torto, ma ad affinare le vostre capacità di ragionare intorno ai problemi e di esprimere in maniera efficace il vostro pensiero. Non mi interessa quali opinioni abbiate sul problema X; o meglio, mi interessa, ma ancora di più mi importa che le sappiate esprimere con argomenti solidi e con un linguaggio appropriato. Per questo motivo, non ve la prendete se critico le vostre opinioni. Il mio compito è quello di stimolarvi a pensare e ad esprimervi meglio.
Qualche regola:
- Evitate di riproporre stancamente le stesse opinioni: una cosa non diventa vera se la ripetete fino alla nausea. Se proponete un argomento e qualcuno lo critica, rispondete alla critica; riproporre l'argomento tale e quale non va bene.
- Discutete sempre con tutti; evitate di chiedere al vostro compagno di classe preferito cosa ne pensa.
- Discutete sempre e soltanto gli argomenti, evitando ogni considerazione sulla persona che presenta quegli argomenti. Non dite "Se la pensi così vuol dire che sei un depravato". Non è un argomento, e non vi fa fare bella figura.
- Evitate di fare gli sciocchi.
- Evitate sempre i commenti anonimi. La vostra partecipazione sarà valutata, per cui per me è importante sapere chi ha scritto cosa. Potete firmarvi con il solo nome, con le iniziali, con un nickname (purché mi diciate che quel nickname è il vostro) oppure con il numero della postazione nel Laboratorio di informatica.
Muntu non è una cosa mia, ma nostra. Questo vuol dire che potete contribuire come volete: proponendo gli argomenti, scrivendo voi stessi dei testi da discutere, rivedendo la grafica.
Sarei felice se quest'anno volessero partecipare alle nostre discussioni anche altre classi del nostro istituto e, perché no?, anche classi di altri istituti. Come sempre, può discutere con noi qualunque lettore di questo blog, appartenente o meno al mondo scolastico.
Buon lavoro.
Con le altri classi sto facendo un lavoro di raccolta delle storie di vita di anziani di Manfredonia e dei paesi vicini. Ad una donna di Manfredonia nata nel '31, Rosina, abbiamo chiesto come facevano all'epoca i giovani per baciarsi. Questa è la sua risposta:
Noooo, non si baciava, no. E dove dovevamo dare il bacio? (ride) in casa non potevi dare un bacio, fuori non potevi uscire, e... che dovevamo fare? in mezzo alla strada ci voleva la persona accanto per andare camminando, e che dovevi fare? Nemmeno la mano sulla spalla poteva mettere, mio marito mise la mano sulla spalla e mio padre quante parole mi ha detto... mi ha fatto piangere... “per una mano sulla spalla” facevo io “nientemeno mi hai fatto piangere” e allora si usava così, i tempi di allora erano così... non come oggi... oggi è bello, sì, a me mi piace, è bello assai oggi, io sono contenta dei giovani di oggi, però... sono contenta da una parte e sono scontenta dall'altra, perché ci stanno molte cose che io non posso vedere in queste ragazze...vanno troppo spogliate in mezzo alla strada, nude, le pance da fuori... sono belle, sì, mi piacciono, però... è troppo... come in mano a noi, che siamo di età, che siamo vissuti diverso, oggi sembrano che le cose a noi si sono fatte così pesanti pesanti, che diciamo “mado', davvero così si sono ridotti i cristiani?”, hai capito? in mano a noi... per avere un bacio, piccina mia... a me mi piace però come fanno mo, mi piace... in mano a noi non era buono, non era buono in mano a noi, c'era molta disciplina.Noooo, non si baciava, no. E dove dovevamo dare il bacio? (ride) in casa non potevi dare un bacio, fuori non potevi uscire, e... che dovevamo fare? in mezzo alla strada ci voleva la persona accanto per andare camminando, e che dovevi fare? Nemmeno la mano sulla spalla poteva mettere, mio marito mise la mano sulla spalla e mio padre quante parole mi ha detto... mi ha fatto piangere... “per una mano sulla spalla” facevo io “nientemeno mi hai fatto piangere” e allora si usava così, i tempi di allora erano così... non come oggi... oggi è bello, sì, a me mi piace, è bello assai oggi, io sono contenta dei giovani di oggi, però... sono contenta da una parte e sono scontenta dall'altra, perché c stanno molte cose che io non posso vedere in queste ragazze...vanno troppo spogliate in mezzo alla strada, nude, le pance da fuori... sono belle, sì, mi piacciono, però... è troppo... come in mano a noi, che siamo di età, che siamo vissuti diverso, oggi sembrano che le cose a noi si sono fatte così pesanti pesanti, che diciamo “mado', davvero così si sono ridotti i cristiani?”, hai capito? in mano a noi... per avere un bacio, piccina mia... a me mi piace però come fanno mo, mi piace... in mano a noi non era buono, non era buono in mano a noi, c'era molta disciplina.
Che direste voi a Rosina? Lei dice che da una parte è buono e dall'altra no, come vanno oggi le cose. Voi che dite, che è tutto buono, o c'è qualcosa che non va?
La vita non umana non ha valore?
Mi ha colpito un po' la prontezza con cui ieri mattina una di voi ha eliminato un essere volante non identificato che ha avuto la sventura di finire nella nostra aula. Nulla di riprovevole, a quanto pare; nulla per cui si possa mettere una nota, a scuola. Eppure fin dall'antichità c'è chi dice che anche le vite non umane hanno un loro valore e che sopprimerle è sbagliato. Oggi c'è un interessante dibattito al riguardo. Ci sono alcuni che riconoscono il diritto alla vita e ad un trattamento dignitoso solo agli amimali superiori, quelli maggiormente vicini all'uomo; altri invece ritengono che ogni forma di vita vada rispettata. Secondo le religioni nate in India (induismo, buddhismo, jainismo) bisogna praticare la nonviolenza (ahimsa) verso ogni essere vivente. I monaci jainisti giungono a portare una benda sulla bocca per evitare di ingerire per sbaglio esseri viventi. Una idea simile ha ispirato l'opera di Albert Schweitzer, un filosofo che fu anche medico missionario in Africa, dove fondò un grande ospedale (e che ottenne il premio Nobel per la pace). Secondo Schweitzer il principio che dovrebbe ispirare tutti i nostri comportamenti è quello del rispetto per la vita, che comporta il rifiuto di qualsiasi atto di violenza verso ogni forma di vita. Anche la teologia cristiana si sta interrogando sull'importanza di rispettare gli animali e la natura.
Pensate che solo l'uomo abbia il diritto alla vita, o che si possa parlare anche di diritti degli animali? E se gli animali hanno dei diritti, in base a quali ragionamenti è possibile sostenerli? Vi siete mai chiesti se è giusto sopprimere una vita non umana o farla soffrire?
Nell'immagine: il simbolo dell'ahimsa jainista.
[4] Il mito di Aristofane nel Simposio platonico
Abbiamo cominciato in classe a leggere il Simposio di Platone. Dopo Fedro, Pausania ed Erissimaco, parla Aristofane: ed il suo discorso è tra le cose più note di Platone.
Racconta Aristofane un mito. Dice che in origine gli uomini non erano come ora. Esistevano uomini e donne che avevano quattro mani, quattro braccia, due volti, eccetera: insomma, due uomini e due donne attaccati per la testa, che era una sola. Esisteva poi un terzo genere, l'ermafrodito, che era formato da un maschio e una femmina attaccati anch'essi per la testa.
Questi esseri strani non erano poi tanto male. Si muovevano molto velocemente sulle otto membra ed "erano terribili per forza e per vigore e avevano grande superbia, tanto che cercarono di attaccare gli dei" (190 B). Zeus allora, che non voleva fare una brutta fine, decise di segarli in due: zac! Quelli che erano stati seperati desideravano ardentemente ricongiungersi, e vivevano attaccati, e perciò morivano di fame, perché non pensavano nemmeno a mangiare, pur di stare attaccati all'altra parte di sé. Allora Zeus, impietosito, creò gli organi sessuali, affinché potessero sperimentare la loro unione attraverso il sesso, dedicandosi ad altro quando erano sazi.
Succede dunque che nella vita quegli uomini che erano parte di un uomo originario, desiderano congiungersi ad un altro uomo: è l'amore omosessuale maschile. Quelle donne che facevano parte della donna originaria invece cercano un'altra donna: è l'amore omosessuale femminile. Infine, quelli che facevano parte dell'ermafrodito cercano una persona del sesso opposto: è l'amore eterosessuale.
Per Aristofane l'amore eterosessuale, quello che noi consideriamo normale, è una forma di amore che costituisce quasi un'eccezione. I migliori sono quei ragazzi che amano gli uomini, "perché per natura sono più virili" (192A). Sono loro che si occupano della politica, una volta cresciuti.
Insomma, per Aristofane l'amore è desiderio di unità con la persona amata, la quale non è una persona a caso, ma è quella stessa persona cui eravamo legati in origine. Questo vuol dire che esiste in un certo senso una persona predestinata, e che non è possibile amare allo stesso modo più persone. Conclude Aristofane: "la nostra razza sarebbe felice se ciascuno di noi conducesse l'amore al suo fine e ritrovasse il suo amato, ritornando, così, all'antica natura" (193 C).
Qui troviamo, dunque: a. l'amore come desiderio di unità b. la superiorità dell'amore omosessuale c. l'amore come "destino".
Pensate che l'Aristofane platonico possa contribuire in qualche modo alla vostra personale riflessione sull'Eros?
[4] Balance
Cinque uomini su una piattaforma sospesa nel vuoto, un baule dal contenuto misterioso mette in crisi il loro precario equilibrio: è Balance, un cortometraggio del 1989 (la data ha la sua importanza) dei fratelli Lauenstein premiato con l'Oscar. Credo che abbiate gli strumenti concettuali per commentarlo.
Il sito dei fratelli Lauenstein.
Martedì scorso l'Unione delle Comunità Islamiche Italiane ha presentato alla Consulta Islamica istituita presso il Viminale la richiesta di inserire nelle scuole italiane l'insegnamento della religione islamica per gli alunni musulmani che non si avvalgono dell'ora di religione cattolica. La proposta è stata accolta con favore dal cardinale Raffaele Renato Martino, presidente del Pontificio Consiglio Giustizia e Pace, che ha affermato: "Se ci sono delle necessità, se in una scuola ci sono cento bambini di religione musulmana, non vedo perché non si possa insegnare loro la religione. Questo è il rispetto dell'essere umano, un rispetto che non deve essere selezionato" (qui). Questa apertura è stata ridimensionata da altre prese di posizione del mondo ecclesiastico; sulla proposta si è espresso anche molto negativamente il presidente del Senato Marcello Pera, mentre la Lega Nord ha annunciato una mobilitazione popolare di protesta (qui le prese di posizione successive).
Come sapete, le politiche sull'immigrazione seguono uno di questi tre modelli: assimilazione, melting pot e pluralismo. A quale modello vi sembra che sia legata questa proposta? La condividete? Provate a fare proposte alternative, legate a modelli differenti.
[3] Il vostro rapporto con il cibo
Qualche giorno fa è stato presentato a Foggia un romanzo, La fame nel cuore di Michele Panunzio, che parla di una madre e sua figlia che soffrono di disturbi dell'alimentazione: la madre è bulimica mentre la figlia è anoressica. Queste patologie sono molto diffuse, in particolare tra i giovani, ma non mancano casi tra gli adolescenti. Molto più frequenti sono i casi di persone che, senza giungere alla anoressia o alla bulimia, manifestano comunque un rapporto non sereno con il cibo, che è una conseguenza di un rapporto poco sereno con il proprio corpo.
In che modo voi vivete il vostro rapporto con il cibo?
Da una ricerca su "La religiosità giovanile in Italia" realizzata dall'Istituto Iard e dal Centro di orientamento pastorale (Cop), i cui risultati sono stati resi noti recentemente, risulta che il 70% dei giovani italiani tra i 15 ed i 34 anni si definiscono cattolici. Non tutti però sono cattolici allo stesso modo. La ricerca distingue, per quanto riguarda l'atteggiamento religioso, le seguenti categorie:
Cattolici occasionali, che vanno raramente a messa
Cattolici ritualisti, che vanno a messa ma non considerano importante la fede
Cattolici intimisti, che non vanno a messa ma pregano
Cattolici ferventi, che vanno sempre a messa e pregano spesso
Cattolici lontani, che non frequentano i riti e non pregano
Agnostici, che non affermano né negano Dio
Credenti in un Dio generico, o giovani che credono in Cristo ma non nella Chiesa
Non credenti
Il dato che maggiormente risalta è la tendenza a vivere la fede in modo personale ed autonomo, scegliendo da sé quali aspetti accettare e quali respingere delle concezioni e delle pratiche religiose.
Voi in quale categoria vi riconoscete? E che ne pensate di questa tendenza a personalizzare la fede?
Per approfondire
Un articolo su "Repubblica"
Un articolo su "Famiglia cristiana"
Dall'inizio di quest'anno scolastico ho perso un numero piuttosto alto di alunni, e non soltanto in prima. Alcuni non ho nemmeno avuto il tempo di conoscerli: hanno assaggiato la scuola e l'hanno trovata amara. Quello che mi preoccupa di più è che alcuni alunni che conosco da un po', ed ai quali sono molto legato, si stanno lasciando andare, praticando l'arte del salasso con un accanimento che mi preoccupa. Ve lo dico senza ipocrisie: anch'io da studente ho fatto salasso non poche volte. Ma c'è un limite oltre il quale il salasso diventa preoccupante, perché compromette l'andamento scolastico. Molti di voi stanno superando quel limite, ed io sono inquieto. Le prediche non le so fare, ma nemmeno riesco a far finta di niente; e così, se vi va, ne parliamo un po'. Parliamo del salasso. Dei salassi che fate voi e di quelli che facevo io. Del perché si fa salasso, del perché si giunge a farlo con ostinazione, e di cosa si potrebbe fare per diminuire i salassi.
Non è una discussione come le altre. Vi sto chiedendo di aiutarmi a capire i miei fallimenti.
* Da noi salasso indica l'andarsene in giro invece di stare a scuola; altrove si dice marinare, fare filone, bigiare, bucare, fare tacca...
Abbiamo visto La cagna, un film del 1972 di Marco Ferreri tratto dalla novella Melampus di Ennio Flaiano. Inaspettatamente, il film sembra esservi piaciuto. A prima vista, sembra semplicemente un film che parla della sottomissione di una donna (e perché, poi?), ma basta fare un po' più di attenzione per individuare elementi che complicano l'interpretazione.
Come ogni film di valore, questo di Ferreri può essere letto in molti modi. Vi propongo di avanzare la vostra interpretazione, anche confrontandovi con alcune letture del film presenti in rete, come questa.